Varie

a cura dell'Avv. Antonio Carrera

Esecuzione forzata ed ineguatezza della cauzione

CORTE DI CASSAZIONE; sezione III civile; sentenza 30 maggio 2003, n. 8775; Pres. CARBONE, Est. DURANTE, P.M. CENICCOLA (concl. conf.).

Svolgimento del processo
Corni Laura proponeva opposizione al precetto di rilascio del fondo rustico denominato «noce vecchia e noce nuova» in agro di Castelfranco Emilia intimatole da Raimondi Silvano, Cremonini Claudio e Cremonini Ida Lucia. A sostegno dell'opposizione deduceva che la cauzione stabilita dalla sentenza di rilascio a garanzia del pagamento dell'indennità di miglioramenti (lire 50.000.000) era notevolmente inferiore all'ammontare dell'indennità (lire 268.165.000) risultante da perizia espletata su suo incarico; che, essendo stato contestato tale ammontare, aveva affidato la determinazione dell'indennità all'Ipa. Chiedeva che, previo accertamento del diritto alla ritenzione del fondo fino al pagamento dell'indennità nella misura determinanda dall'Ipa, venisse dichiarata la nullità ed inefficacia del precetto. Nella resistenza degli opposti la sezione specializzata agraria del Tribunale di Modena rigettava l'opposizione ed il rigetto veniva confermato dalla Corte d'appello di Bologna, sezione specializzata agraria, con sentenza resa il 3 febbraio 2000. Per quanto ancora interessa la Corte ha considerato che a seguito della prestazione della cauzione fissata dalla sentenza di rilascio è venuto meno lo ius retentionis della Corni; che l'opposizione all'esecuzione avrebbe dovuto essere dichiarata inammissibile tout court perché l'inadeguatezza della cauzione e le domande di merito non costituiscono fatti estintivi o modificativi del rapporto sostanziale posteriori alla formazione del titolo; che la domanda di condanna al pagamento dell'indennità, oltre ad essere nuova e quindi inammissibile, è stata proposta in sede di opposizione all'esecuzione. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Corni, deducendo quattro motivi illustrati con memoria; hanno resistito con controricorso gli intimati.

Motivi della decisione
Con il primo motivo la ricorrente lamenta violazione degli art. 2909 c.c., 17 e 20 1. 203/82 in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c. per avere la sentenza impugnata ritenuto che in sede di opposizione all'esecuzione non possa essere rimessa in discussione l'adeguatezza della cauzione stabilita dalla sentenza di rilascio del fondo a garanzia del pagamento dell'indennità di miglioramenti, una volta che su tale sentenza si sia formato il giudicato; sostiene che, qualora, come nella specie, il rapporto sia di durata, il giudicato vale rebus sic stantibus, di tal che la sentenza può essere modificata sulla base di fatti sopravvenuti alla sua formazione; fatti che nel caso concreto sono individuabili nella quantificazione dell'indennità da parte dell'Ipa e nella prestazione, da parte dei concedenti, dell'ulteriore cauzione di lire 100.000.000. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli art. 17 e 20 1. 203/82 in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5, c.p.c.: 1) per avere la sentenza impugnata affermato «sic et simpliciter che l'importo della cauzione non è più oggetto di discussione»; trascurando di considerare che la cauzione è stata determinata - e non poteva essere altrimenti - con riferimento alla situazione esistente al momento della pronuncia, mentre la sua idoneità effettiva va relazionata all'aumento del valore di mercato del fondo per effetto dei miglioramenti al momento della cessazione del rapporto; 2) per non avere la sentenza medesima considerato che la Corni ha chiesto il riconoscimento del suo diritto di ritenere il fondo fino all'integrale pagamento dell'indennità riferita al momento della cessazione del rapporto. Con il terzo motivo la ricorrente censura la sentenza impugnata per avere ritenuto «totalmente irrilevante» il motivo di gravame, secondo il quale i giudici di primo grado non hanno valutato la prova del suo diritto all'indennità senza fornire alcuna motivazione. Con il quarto motivo la ricorrente denuncia violazione dell'art. 345 c.p.c. in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5, stesso codice, per avere la sentenza impugnata ritenuto inammissibile per novità la domanda di pagamento dell'indennità, ancorché la stessa fosse implicita in quella di rilascio del fondo dopo tale pagamento. I motivi, che vanno esaminati congiuntamente per connessione, sono infondati. Il diritto di ritenzione del fondo fino a quando non sia corrisposta l'indennità di miglioramenti, 'riconosciuto all'affittuario dall'ari. 20 1. 203/82 come strumento di autotutela del relativo credito, può essere fatto valere nel giudizio di cognizione (a mezzo di domanda principale o riconvenzionale o in via di eccezione) o in quello di esecuzione (a mezzo di opposizione all'esecuzione), ma, comunque sia fatto valere, il suo esercizio produce il temporaneo impedimento all'esecuzione della sentenza di rilascio del fondo (ex plurimis, Cass. 20 ottobre 1998, n. 10386, Foro it., Rep. 1999, voce Contratti agrari, n.82). L'indicato effetto può essere evitato mediante la prestazione di cauzione fissata dal giudice a richiesta. L'ammontare della cauzione deve essere rapportato alla presumibile entità dell'indennità in modo che di questa non risulti compromesso il conseguimento ed il diritto di ritenzione assolva la funzione di autotutela cui è preordinato. Il provvedimento di fissazione della cauzione conserva la propria natura cautelare anche quando sia contenuto nella sentenza che definisce il giudizio, nel corso del quale è stato richiesto, sicché non è soggetto alle regole che valgono per 1'impugnazione della sentenza e può essere modificato dal giudice del gravame a richiesta di alcuna delle parti indipendentemente dal fatto che la modifica sia stata dedotta come motivo d'impugnazione, purché ricorrano le condizioni occorrenti, senza che possa mai acquistare autorità di giudicato. Si deve, tuttavia, escludere che costituisca valido motivo dì opposizione all'esecuzione il fatto che nel passaggio dalla cognizione all'esecuzione la cauzione sia divenuta inadeguata per una qualsiasi ragione e debba essere modificata in quanto tale fatto non vale ad incidere direttamente sul titolo esecutivo (sentenza di rilascio del fondo) e non è idoneo a spiegare effetti neppure indiretti sul procedimento esecutivo, tanto più se, come nella specie, l'inadeguatezza è legata alla diversa valutazione delle circostanze esistenti al momento in cui è stata fissata la cauzione e non alla sopravvenienza di circostanze nuove. La sentenza impugnata ha ritenuto che la domanda di indennità per miglioramenti possa essere proposta anche nel giudizio di opposizione all'esecuzione, evidentemente non ravvisando nella natura e struttura di tale giudizio alcuna preclusione od ostacolo, ed in mancanza d'impugnazione non resta che prenderne atto senza alcuna possibilità di sindacato. Sicché l'indagine va limitata alla questione residua se nell'esercizio del diritto di ritenzione o meglio nella domanda intesa ad ottenere che l'effettivo rilascio del fondo sia subordinato al pagamento dell'indennità sia necessariamente implicita la domanda di determinazione e pagamento della detta indennità. La soluzione non può che essere negativa in quanto una cosa è l'esercizio del diritto di ritenzione ed altra cosa la domanda di pagamento dell'indennità, di modo che il primo non include necessariamente la seconda ed anche quando siano fatti valere cumulativamente nello stesso processo conservano la propria autonomia. La raggiunta conclusione consente di ritenere l'infondatezza della censura mossa alla sentenza impugnata per avere ritenuto inammissibile la domanda di pagamento dell'indennità siccome proposta per la prima volta nel giudizio d'appello. Il ricorso va, pertanto, rigettato.