Infortunistica stradale
a cura dell'Avv. Antonio Carrera

Risarcibile il danno da perdita di un figlio per la menomazione dell'integrità familiare
(Tribunale di Treviso - Sezione Il civile - Ordinanza 30 luglio-7 agosto 2001
Giudice istruttore Passarelli)
)

Risarcimento del danno - Responsabilità da circolazione stradale - Sinistro mortale - Decesso di un figlio convivente - Danno per la rottura dei vincolo familiare - Sussistenza - Danno non patrimoniale per ingiusta menomazione dell'integrità familiare - Natura giuridica. (Cc, articolo 2043)

L'ingiusta soppressione dei vincolo familiare conseguente al decesso di un figlio convivente a seguito di incidente stradale, rappresenta un fatto generatore di responsabilità ex articolo 2043 dei codice civile. Tale è da intendere come danno alla vita di relazione derivante dall'ingiusta menomazione dell'integrità familiare, di natura non patrimoniale e da tenere distinto sia dalla sofferenza che naturalmente provoca la morte dei congiunto, risarcibile come danno morale, e sia dal danno biologico derivante da comprovate menomazioni fisiche o psichiche eziologicamente connesse con il decesso dei congiunto.

Il Giudice istruttore

- vista l'istanza ex art. 186-quater cpc,
- ritenutane la ammissibilità essendo l'istruttoria conclusa ed avendo la domanda ad oggetto la condanna al pagamento di una somma di denaro;
- rilevato che in data 9/12/94, verso le ore 20.00, Paolo Prenol stava percorrendo a piedi via Belfiore 26 in Volpago del Montello, quando veniva investito da un veicolo che non si fermava e che veniva successivamente identificato per il furgone di proprietà del convenuto Michielin Bruno (v. rapporto Carabinieri);
- ravvisata la responsabilità del sinistro in capo a Michielin Bruno che, viaggiando contromano, ha travolto il pedone che stava camminando sul lato della carreggiata (la responsabilità del convenuto emerge da tutti gli elementi probatori raccolti: il teste Marco Giotto, pur non avendo assistito all'impatto, ha riferito di aver sentito un colpo e di aver notato un furgone Ducato bianco che viaggiava sulla corsia alla sua sinistra; i Carabinieri, intervenuti dopo il sinistro, hanno rinvenuto a terra due pezzetti di plastica perfettamente combacianti con il faro anteriore sinistro del furgone Ducato bianco del Michielin ed hanno verificato che la parte anteriore di detto furgone era danneggiata.

Inoltre, va considerata la scelta del Michielin di patteggiare la pena per il reato di omicidio colposo. Nessun addebito, invece, va posto a carico del pedone che procedeva sul lato della carreggiata diretto dalla sua abitazione a quella dell'amico Giotto, sita sullo stesso lato della strada, 30 mt. più avanti della sua;
- considerato che Prenol Paolo, a causa del sinistro, è deceduto;
- ritenuto che i danni subiti dagli attori, sulla base della consulenza tecnica svolta e dei criteri equitativi di regola seguiti dal Tribunale di Treviso, possono essere quantificati in complessive L. 359.610.000, così distinte:
1) danno biologico, íure successíonis, per l'invalidità temporanea assoluta di Prenol Paolo nel periodo fra l'evento dannoso (avvenuto il 9/12/94) e la morte (avvenuta il 14/12/94): L. 360.000;
2) danno morale subito dai genitori e dal fratello convivente: L. 277.500.000;
3) danno per la rottura del vincolo familiare, (questo Giudice ritiene, infatti, che alla famiglia nucleare in senso stretto vada liquidato il danno per la rottura del vincolo familiare, inteso come danno alla vita di relazione derivante dalla ingiusta menomazione della integrità familiare. Si tratta di un tipo di danno non patrimoniale che, ad opinione di questo Giudice, deve essere tenuto distinto sia dalla sofferenza che naturalmente provoca la morte del congiunto risarcibile come danno morale, e sia dal danno biologico derivante da comprovate menomazioni fisiche o psichiche eziologicamente connesse con il decesso del congiunto, cui si richiama la Corte Cost. con la sentenza 372/94.
Pur consapevole del prevalente indirizzo giurisprudenziale, questo Giudice ritiene che, come affermato dalla stessa Corte Costituzionale ancora con la sentenza 184/86, l'art. 2043 cc, correlato all'art. 32 Cost., vada necessariamente esteso fino a ricomprendere tutti i danni che, almeno potenzialmente, ostacolano le attività realizzatrici della persona umana. Ora, anche a non voler dilatare il concetto di danno alla salute fino a ricomprendere ogni turbamento dei benessere esistenziale della persona all'interno di quella primaria formazione sociale che è la famiglia, bisogna riconoscere che l'esigenza di tutela dell'integrità familiare trova comunque fondamento nella Costituzione agli artt. 2, 29, 30 e 31 e che, pertanto, l'ingiusta soppressione del vincolo familiare rappresenta un fatto generatore di responsabilità ex art. 2043 cc): L. 75.750.000 (ossia, L. 72.000.000 ad entrambi i genitori e L. 3.750.000 per il fratello.
L'importo è stato calcolato in ragione del 30% del danno morale subito dai genitori, tenuto conto del fatto che essi non avevano l'età per avere altri bambini e che verosimilmente potevano aver riposto nel loro ultimogenito aspettative solidaristiche per la loro vecchiaia, ed in ragione del 10% del danno morale subito dal fratello, tenuto conto della differenza di età con la vittima;
4) spese funerarie : L. 6.000.000;
- considerato che i convenuti devono essere condannati in solido fra loro della somma complessiva di L. 359.610.000, oltre agli interessi legali calcolati sulla somma liquidata, corrispondenti all'epoca del sinistro, annualmente rivalutata secondo gli indici Istat, dal 9/12/94 al saldo;
- ritenuto di porre a carico dei convenuti, secondo la regola della soccombenza, le spese processuali e di CTU,

P.Q.M.

Condanna Michielin Bruno e SAI spa, in solido fra loro, al pagamento a favore degli attori della somma di L. 359.610.000 oltre interessi legali calcolati sulla somma liquidata, corrispondente all'epoca del sinistro, annualmente rivalutata secondo gli indici Istat, del 9/12/94 al saldo:
Condanna gli stessi convenuti in solido tra loro al pagamento delle spese processuali e di CTU, liquidate le prime in complessive L. 7.932.000, di cui L. 4.920.000 per onorari.

COMMENTO

Con il provvedimento del - agosto 2001 - emesso nella forma processuale di un'ordinanza -il tribunale di Treviso fornisce un ulteriore e concreto contributo al dibattito che sì è sviluppato in particolare negli ultimi anni in materia di risarcimento del danno alla persona a seguito del fatto illecito prodotto da un terzo.

L'ordinanza di cui si discute, ha il pregio di accogliere le tesi più avanzate cercando di individuarne i limiti, i confini e i principi giuridici ispiratori.

Il giudice, in questo caso, ritiene che il danno per "la rottura del vincolo familiare" sia da riconoscere alla famiglia nucleare in senso stretto e che sia qualificabile come "danno alla vita di relazione derivante dalla ingiusta menomazione della integrità familiare".

E' innegabile che la privazione di un figlio (e di un fratello) abbia all'interno del nucleo familiare d'origine un effetto dirompente sotto il profilo della serenità familiare e della relatività interna del gruppo, ma è importante che tale pregiudizio abbia una necessaria collocazione normativa e giuridica all'interno dell'ordinamento.

Così il tribunale di Treviso ritiene che il danno per la ottura del vincolo familiare sia qualificabile come danno non patrimoniale che deve essere tenuto distinto "sia dalla sofferenza che naturalmente provoca la morte del congiunto, risarcibile come danno morale", sia "dal danno biologico derivante da comprovate menomazioni fisiche o psichiche eziologicamente connesse con il decesso del congiunto".

Il giudice dei tribunale di Treviso non ignora il dibattito in dottrina e in giurisprudenza sulla questione delle nuove figure di danno, ma ritiene che tale pregiudizio sia degno dì tutela giuridica e che, soprattutto, trovi fonte normativa (come affermato dalla stessa Corte costituzionale ancora con la sentenza 184/86) nell'articolo 2043 del Cc correlato all'articolo 32 della Costituzione e che la tutela risarcitoria fornita dal concerto di tali norme "vada necessariamente estesa fino a ricomprendere tutti i danni che almeno potenzialmente ostacolano le attività realizzatrici della persona umana".

Ritiene conclusivamente il giudice che "anche a non voler dilatare il concetto di danno alla salute fino a ricomprendere ogni turbamento dei benessere esistenziale della persona all'interno di quella primaria formazione sociale che è la famiglia, bisogna riconoscere che l'esigenza di tutela dell'integrità familiare trova comunque fondamento nella Costituzione agli artt. 2, 29, 30 e 31 e che, pertanto, l'ingiusta soppressione del vincolo familiare rappresenta un fatto generatore di responsabilità ex art. 2043 c.c.". Come si legge, è dunque l'esigenza di tutelare un diritto assoluto quale "l'integrità familiare" che spinge il giudicante a riconoscere (oltre al danno morale) anche un danno per la rottura del vincolo familiare.