Infortunistica stradale
a cura dell'Avv.Antonio Carrera

Il ripristino della situazione anteriore al sinistro non deve portare ad un arricchimento ingiustificato
(SENT. 14-6-2001 N. 8062 III SEZ. CASSAZ.)

di Antonio CARRERA

I giudici della sezione III della Cassazione con la sentenza del 14 giugno 2001 n. 8062 hanno stabilito che il risarcimento del danno a un veicolo coinvolto in un incidente stradale deve essere ridotto in tutti i casi in cui il costo della sua riparazione comporti una rivalutazione del veicolo stesso ovvero una sua maggiore funzionalità, non potendo risolversi il risarcimento in un'occasione di arricchimento del patrimonio del danneggiato.

La vicenda

Un furgone, mentre si trovava parcheggiato in una pubblica strada, veniva urtato da un'autovettura in circolazione. La proprietaria citava, quindi, in giudizio il soggetto responsabile dell'incidente e la sua compagnia di assicurazioni, sul presupposto dell'esclusiva responsabilità del conducente dell'autovettura, chiedendo il risarcimento del danno patrimoniale conseguente al sinistro.

Il giudizio di merito

Il giudice di pace, pur ammettendo l'esclusiva responsabilità del conducente dell'autoveicolo nel causare il sinistro, ha, tuttavia, accolto solo parzialmente la domanda della danneggiata liquidando il danno in misura ridotta, condannando, inoltre, i convenuti al rimborso delle spese di lite e della consulenza tecnica d'ufficio, seppur compensandole per un quarto. La sentenza di primo grado è stata impugnata dall'attrice in merito alla quantificazione del danno operata dal primo giudice. Il tribunale ha rigettato l'appello condannando l'attrice appellante al pagamento delle spese di lite del secondo grado di giudizio. L'appellante soccombente ha, quindi, proposto ricorso per cassazione deducendo tre motivi, e precisamente:

  1. l'erroneo ragionamento dei giudici di merito nel tenere conto, al momento della liquidazione del danno, della rivalutazione conseguita dall'automezzo in conseguenza delle riparazioni, nonché nell'applicazione del principio, diffuso nel diritto tedesco, del neu fùr alt;
  2. la non estensione della condanna alle spese di consulenza tecnica al rimborso anche dell'Iva anticipata sul compenso liquidato al consulente tecnico d'ufficio;
  3. la motivazione in ordine alla mancata condanna dell'impresa assicuratrice alla sanzione di cui all'articolo 3, comma 9, della legge 39/1977.

La sentenza della Cassazione -

La Suprema corte, con la decisione in esame, ha rigettato il primo e il terzo dei motivi del ricorso accogliendo solo il secondo, peraltro su di una questione marginale relativa a un errore di calcolo sulle spese della consulenza tecnica d'ufficio da addebitare a carico dei soccombenti. La parte importante della sentenza concerne, però, il rigetto del primo motivo di ricorso, ossia quello concernente il risarcimento del danno alla cui riparazione consegua un aumento del valore effettivo del veicolo rispetto a quello in essere al momento del sinistro. I1 ricorso della danneggiata ha, infatti, censurato la sentenza di secondo grado, sul punto, sostenendo l'irrilevanza, ai fini della quantificazione di un danno da risarcire, dell'eventuale rivalutazione conseguita all'automezzo in forza delle riparazioni, nonché l'inapplicabilità, al caso di specie, del principio, ricavato dal diritto tedesco, del neu fùr alt. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso proposto accettando il ragionamento del tribunale. Dopo aver opportunamente premesso che il risarcimento del danno, in linea generale, per la sua funzione di ripristino del patrimonio del danneggiato nella situazione economica antecedente al sinistro, non può mai creare condizioni per il danneggiato maggiormente favorevoli rispetto a quelle preesistenti al sinistro medesimo e pertanto, non divenire, occasione di ingiustificato arricchimento la Corte ha ritenuto applicabile al caso concreto il principio della compensatio lucri cum damno. In virtù di detto principio, il risarcimento deve essere sempre proporzionalmente ridotto in tutte le ipotesi in cui l'avvenuta riparazione abbia comportato un vantaggio economico al soggetto danneggiato. Applicando questo principio al caso di un autoveicolo, i giudici di legittimità hanno altresì affermato che, se può risultare difficile un aumento di valore del medesimo in conseguenza di una riparazione, ciò non toglie che vi possa, però, essere una migliore funzionalità del veicolo riparato proprio in forza delle riparazioni comportanti sostituzioni di pezzi danneggiati con altri nuovi. La Cassazione, nell'esaminare la censura della ricorrente in ordine all'applicazione di un principio di diritto straniero (il neu fùr alt) ,ha ribadito che detto principio è stato solo richiamato dai giudici del tribunale ma che, in ogni caso, lo stesso non vuole significare altro se non la necessità di una riduzione dell'ammontare del danno in tutti i casi in cui lo stesso, se risarcito integralmente, possa comportare una rivalutazione del bene danneggiato. Il secondo motivo del ricorso è stato, quindi, rigettato non potendo i giudici di legittimità giudicare il merito della riduzione proporzionale effettuata dal tribunale in quanto correttamente motivata.

La posizione della giurisprudenza

Sul punto, l'orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità è in linea con quello della sentenza annotata e ammette la possibilità, per il giudice di merito, di condannare al risarcimento del danno per equivalente nei casi in cui quello richiesto in forma specifica possa comportare costi di riparazione notevolmente superiori al valore del veicolo ante sinistro (si vedano, da ultimo, Cassazione, sentenza 4marzo 1998 n. 2402, in "Danno e responsabilità", 1998, 815, e, più in generale, Cassazione, sentenza 3luglio 1997 n. 5993).

La giurisprudenza di merito non si è del tutto adeguata all'orientamento dei giudici di legittimità. Infatti, se vi sono pronunce che negano risolutamente la risarcibilità del danno integrale qualora il costo delle singole riparazioni superi il valore del veicolo ante sinistro (si vedano, fra le altre, giudice di pace di Roma 30 maggio 1998, in "Rivista giuridica della circolazione e dei trasporti. 1998, 557, tribunale di Forlì, sentenza marzo 1994, in "Archivio giuridico della circolazione dei sinistri", 1994, 1073, pretore di Torino, sentenza febbraio 1993, in "Assicurazioni", 1993,11,164), ve ne sono altre in senso contrario, che ammettono il risarcimento integrale del danno anche in caso di riparazioni economiche, seppur con valutazioni da compiere casi caso (si vedano, fra le altre, giudice di pace Cassano d'Adda, sentenza 30 settembre1999, in "Il Corriere giuridico", "Giurisprudenza Milanese", 2001, 82, Corte pelo di Genova, sentenza 6 marzo 1985, in "Di pratica assicurativa", 1987, 131, pretore di Trieste sentenza 17 novembre 1980, in "Rivista giuridica della circolazione e dei trasporti", 1981, 416).

Visto la rilevanza della questione sarebbe auspicabile o una pronuncia delle Sezioni Unite o un intervento chiarificatore del legislatore.