Contrattualistica
a cura dell'Avv. Antonio Carrera

Se il datore di lavoro si discosta dal bando il candidato non assunto ha diritto ai danni

Corte di CASSAZIONE - Sezione Lavoro - Sentenza 15 maggio-9 novembre 2001 n. 13922
(Presidente Mercurio; Relatore Roselli; PM conforme Buonaiuto Ricorrente Banca di credito cooperativo di Sammichele di Bari; controricorrente Netti)

Svolgimento del processo

Con ricorso dell'11 dicembre 1992 al Pretore di Bari, Lucia Netti esponeva che la Cassa rurale e artigiana, di Sammichele di Bari aveva indetto con avviso-regolamento un esame per giudizio di idoneità finalizzato all’eventuale assunzione di impiegati di prima categoria, e ciò in esecuzione di contratti collettivi nazionali lavoro del 1987 e del 1991, che obbligavano le casse ad assumere candidati risultati idonei anche in esami precedenti. Conseguita l’idoneità nell’esame seguito all’avviso del 1989, la ricorrente non era stata tuttavia assunta, essendole stati preferiti, per motivi non palesati, altri due candidati idonei e tre persone scelte fra non partecipanti all’esame e comunque non idonei. Pertanto ella chiedeva che la Cassa fosse condannata ad assumerla o in subordine a risarcirle i danni.
Costituitasi la convenuta, il Pretore accoglieva la domanda subordinata con decisione del 10 dicembre1997, confermata con sentenza del 7 agosto 1999 dal Tribunale, il quale, per quanto qui ancora interessa sosteneva, che l'avviso-regolamento integrava un'offerta al pubblico, la cui accettazione da parte del candidato comportava la conclusione di un contratto avente ad oggetto, lo svolgimento della procedura selettiva e in caso di esito positivo, la successiva assunzione . Lo svolgimento di tale procedura in modo non conforme ai criteri di correttezza e buona fede ledeva un interesse giuridicamente protetto del candidato e generava l'obbligo di risarcire il danno contrattuale.
Il collegio di merito rigettava altresì la tesi della Cassa appellante, secondo cui i suddetti contratti collettivi derogavano alla clausola impositiva dell'esame di idoneità quando, come nel caso di specie, si trattasse, di assumere attraverso contratti di formazione i lavoro. Tale, deroga non risultava in alcun modo da quei contratti, i quali anzi prevedevano l'esame anche per i contratti individuali a termine, nel cui genere rientravano anche quelli di formazione e lavoro.
Contro questa sentenza ricorre per cassazione la Banca di credito cooperativo di Sammichele di Bari, succeduta alla Cassa rurale e artigiana. Resiste con controricorso la Netti.

Motivi della decisione

Col primo motivo la ricorrente lamenta la violazione degli artt. 1336, 1989, 1l75, 1375, 1218, 136-2 cod. civ., sostenendo che l'avviso-regolamento, con cui essa, aveva invitato persone estranee all’impresa a sottoporsi ad un giudizio di idoneità per eventuale e discrezionale assunzione al lavoro, non generava alcun interesse giuridicamente protetto in capo a quelle persone, le quali non potevano perciò conseguire alcun risarcimento del danno da mancata assunzione. Neppure i contratti collettivi, con i quali essa si era obbligata verso le associazioni sindacali, ad assumere, sulla base del concorso, potevano far sorgere posizioni giuridiche soggettive a favore di persone non ancora lavoratrici e perciò non destinatarie di quei contratti.
Il motivo non è fondato.
Con esso la ricorrente sottopone alla Corte la questione della natura e degli effetti del bando di concorso (nel caso di specie si parla di "avviso-regolamento") indetto da un'impresa privata nei confronti di soggetti estranei, per l'assunzione al lavoro.
Nella giurisprudenza di questa Corte si è parlato talvolta di offerta al pubblico, ossia di proposta contrattuale (art. 1336, primo comma, cod. civ.) in incertam personam, la cui accettazione dà luogo ad un contratto, con conseguente vincolo obbligatorio a carico dell'offerente ed eventualmente, ma non necessariamente, a carico dell'oblato-accettante.
Quanto all'oggetto del contratto, esso può essere immediatamente la costituzione del rapporto di lavoro con quello, tra i più accettanti, che presenti i requisiti richiesti, accertabili senza necessità di alcuna valutazione discrezionale (in tal senso Cass. 6 ottobre 1995 n. 10500, Sez. un. 10 gennaio 1986 n. 63).
Altre volte si è identificato l'oggetto del contratto nell'obbligo, assunto dall'offerente nei confronti degli accettanti, di svolgere le procedure di selezione degli idonei secondo criteri di imparzialità, ossia di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 cod. civ.), e seppure esercitando valutazioni almeno in parte discrezionali; a questo obbligo si aggiunge quello, successivo, di concludere il contratto di lavoro col più idoneo o coi più idonei.
La giurisprudenza è solita, per contro, escludere la figura della promessa al pubblico (art. 1989 cod. civ.), ossia del negozio giuridico unilaterale, produttivo di obblighi a carico del promittente, onde il promissario può pretendere la prestazione senza la previa accettazione della promessa.
Non è qui necessario occuparsi della difficoltà di distinguere tra offerta (art. 1336 cit.) e promessa (art. 1989 cit.) al pubblico, nel caso in cui l'oblato, o promissario, non assuma a sua volta alcun obbligo e non venga perciò a costituirsi alcun rapporto a prestazioni corrispettive. Mentre nel caso di costituzione del rapporto sinallagmatico la necessaria accettazione dell'offerta, con assunzione di propri obblighi, esclude il negozio unilaterale ex art. 1989 (Cass. 28 novembre 1992 n. 12744, 12 novembre 1993 n. 11158), nel caso opposto, del negozio con effetto obbligatorio unilaterale, l'unico rilievo pratico della distinzione sta nella determinazione del momento in cui sorge l'effetto ossia l'unico obbligo: subito al momento della promessa (art. 1989) oppure quando l'offerente ha conoscenza dell'accettazione dell'oblato (artt. 1336 e 1326 cod. civ.). Quesito estraneo alla presente controversia.
Qui interessa rilevare che dal bando di concorso, lo si voglia considerare come offerta contrattuale o come negozio unilaterale, nasce l'obbligazione di svolgere il concorso e di designare il vincitore, o i vincitori, attenendosi ai criteri di correttezza e di buona fede. L'inadempimento, o l'inesatto adempimento, dà luogo al risarcimento del danno a favore del creditore, ai sensi dell'art. 1218 cod. civ.
Che poi l'adempimento comporti un maggiore o minor grado di discrezionalità del debitore è circostanza che non snatura l'obbligazione, come vorrebbe la ricorrente.
Nel diritto delle obbligazioni avviene spesso che la prestazione non sia rigidamente predeterminata nel titolo costitutivo, il quale lasci al debitore un più o meno ampio spazio di scelta nell'adempimento. Può avvenire che, fissato dal titolo, legale o contrattuale, un certo fine, spetti poi al debitore di apprezzare i congrui mezzi per raggiungerlo in sede di attuazione del rapporto; così ad es. negli obblighi legali di amministrare (artt. 320, 357, 460 ecc., cod. civ.) o di gestire (artt 2203, 2257, 2266, 2274, 2278 cod. civ.) o negli obblighi di mantenere o di alimentare. Oppure può darsi al debitore la scelta del bene più idoneo a soddisfare l'interesse del creditore (art. 1179 cod. civ.) o, ancora, come nelle obbligazioni alternative o facoltative, addirittura la scelta tra due prestazioni (Cass. Sez. un. 6 maggio 2000 n. 295).
Bene è configurabile, in conclusione, un obbligo volontario di scegliere tra i candidati secondo correttezza e buona fede, vale a dire secondo una discrezionalità che non trasmodi nell'arbitrio, al cui inadempimento consegue il risarcimento del danno contrattuale.
In tal senso si è espressa la sentenza qui impugnata, che perciò dev'essere confermata.
Col secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione degli artt. 1362 cod. civ., 12 e 14 preleggi, 2 L. n. 230 del 1962, 3 d.l. n. 726 del 1984 conv. in L. n. 863 del 1984, affermando che il bando di concorso in questione non trovava applicazione, ai sensi dei suddetti contratti collettivi, quando fosse stato necessario assumere personale con contratti individuali di formazione e lavoro, come nel caso di specie.
Neppure questo motivo è fondato.
Nella sentenza qui impugnata il collegio di merito ha diligentemente esaminato gli atti negoziali prodotti dalle parti e li ha interpretati nel senso che essi non escludevano la selezione concorsuale per i contratti individuali di formazione e lavoro; anzi, la selezione era espressamente prevista anche per la conclusione di contratti a tempo determinato onde la relativa previsione non era eludibile in alcun modo dall'imprenditore. Tale interpretazione, sorretta da esauriente e persuasiva motivazione, non è censurabile in questa sede di legittimità.
Al rigetto del ricorso consegue ex art. 91 cod. proc. civ. la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Il commento

Con questa sentenza la Suprema Corte ha sposato l’orientamento giurisprudenziale prevalente sottolineando però la distinzione tra offerta e promessa al pubblico con riferimento al bando di concorso imponendo al dichiarante, sin dalla divulgazione del bando il vincolo a non modificarlo e a rispettarlo.
La Suprema Corte rimarca la propria attenzione all’obbligo di svolgimento delle selezioni nel pieno rispetto dei criteri predeterminati e del principio di buona fede e sembra pronunciarsi sulla violazione di questi obblighi, mentre la ricorrente ha denunciato la violazione dell’obbligo di assunzione.
Per quanto sopra esposto, superare completamente il problema della qualificazione giuridica della fattispecie non permette di comprendere la soluzione da adottare in relazione al tipo di responsabilità incombente sul soggetto che ha predisposto il bando di concorso e da questo punto di vista, sicuramente la sentenza in oggetto sembra lacunosa.