a cura dell'Avvocato Antonio Carrera

  1. Come può il navigatore internet tutelare la sua privacy?
    • Mi sono accorto, avendo ricevuto diversi messaggi promozionali, che alcune aziende, i cui siti avevo visitato, hanno raccolto e utilizzato i miei dati personali. Come devo agire per fare cessare l'utilizzo? Ho anche possibilità di richiedere il risarcimento dei danni per il disturbo che mi deriva? Esiste un ente a cui potersi rivolgere senza dover attendere i tempi della giustizia italiana?
      Questo tipo di problema è abbastanza diffuso in quanto spesso vengono utilizzati strumenti quali i "cookies" o gli "hiperlink" che all'insaputa dei navigatori i cosiddetti "netizen", rilevano le "tracce elettroniche" che vengono lasciate durante "la navigazione. Questi strumenti consentono, tramite operazioni di integrazione e raffronto di dati, di risalire, all'utente, di ricostruire la navigazione fatta, nonché di creare profili sui gusti, sulle abitudini di vita e di consumo che lo riguardano dando luogo, così, a una forma di "trattamento invisibile".
      In altri casi le informazioni che i navigatori rilasciano online, tra cui gli indirizzi di posta elettronica, vengono utilizzate per il conseguimento di scopi diversi da quelli per i quali sono state raccolte oppure sono illegittimamente comunicate a terzi. Le ipotesi prospettate configurano un'illecita attività di trattamento dei dati personali specificamente sanzionata sia civilmente che penalmente dalla legge 675/1996 a tutela dei dati personali.
      Al di là della specifica tutela, di cui si dirà a breve, sarebbe auspicabile che il "netizen", accedendo a un sito, prenda cognizione della politica sulla privacy (la cosiddetta policy privacy) seguita dal titolare dei sito e, prima di conferire i suoi dati, presti attenzione all'informativa con le eventuali formule di richieste del consenso, che andrebbe collocata prima dello spazio predisposto per la raccolta delle informazioni.
      Attraverso la lettura della policy privacy e delle informative rilasciate dal titolare dei sito, il "netizen" ha la possibilità di comprendere se gli operatori Internet effettuano trattamenti invisibili dei dati che lo riguardano e di venire a conoscenza degli scopi per i quali i dati che ha fornito sono effettivamente utilizzati e della loro eventuale comunicazione a terzi.
      I "netizen", come suggerito dalla stessa Raccomandazione 5/99 dei Comitato dei ministri degli Stati membri, debbono tenere presente che Internet non è uno spazio sicuro per la tutela della riservatezza e che la navigazione può lasciare tracce che consentono di identificare il navigatore e rilevarne gusti e abitudini di vita. Si è, quindi, suggerito, laddove non è vietato dalla legge, di utilizzare degli pseudonimi o restare nell'anonimato, limitandosi a fornire esclusivamente i dati che sono indispensabili. Al fine di tutelarsi contro i trattamenti invisibili, inoltre, il "netizen" può avanzare richieste ai fornitori dei servizi in rete onde accertare che la sua navigazione non lasci tracce informatiche.
      Come anticipato, sarebbe opportuno, prima di addentrarsi in un sito, leggere attentamente la policy che dovrebbe riassumere la politica sulla privacy operata dal titolare del sito nella gestione dello stesso e nell'utilizzo dei dati personali raccolti online e, conseguentemente, decidere se proseguire, o meno, nella navigazione.
      Nella policy privacy - che non costituisce un obbligo legale ma risponde ai principi di lealtà e correttezza nel trattamento dei dati - sono esposte sinteticamente le linee guida seguite dall'azienda in materia di privacy e le modalità adottate per rispettare le prescrizioni normative. In essa occorre indicare l'eventuale presenza di quegli strumenti tecnici che consentono al titolare del sito di realizzare un trattamento invisibile.
      Di regola essa ha un contenuto generale e dovrebbe essere accessibile da qualsiasi punto del sito, diversamente dall'informativa che, invece, deve essere prevista laddove vengono raccolti dati personali.
      Il rilascio dell'informtiva, come ora anticipato, costituisce un obbligo di legge cui è tenuto il titolare del trattamento. Tramite essa i "netizen" possono individuare il titolare, cui potranno rivolgersi per far valere i diritti previsti dall'articolo 13 della legge 675/1996.
    • Per comunicare la disdetta ad un conduttore, ed essendomi ridotto all'ultimo giorno, ho usato per tale comunicazione la posta elettronica e quindi gli ho mandato una e-mail. Ora l'inquilino sostiene di essere stato assente da casa e di avere controllato la posta una settimana dopo la scadenza del termine per l'invio della disdetta, e che quindi il contratto si è rinnovato. Ho sbagliato a inviare la disdetta per e-mail?
      Il problema non è semplice, comunque tenterò di dare una risposta, che quindi va presa con le dovute riserve e cautele, tenendo presente che il codice civile precede di circa cinquant'anni le nuove tecnologie della comunicazione e quindi è ancora fermo al telegramma come alternativa alla raccomandata (si deve anche tenere presente che il recente Dpr n. 445/ 2000 ha stabilito che "Le norme concernenti i documenti informatici e la firma digitale, contenute nel capo II, si applicano anche nei rapporti tra privati come previsto dall'articolo 15, comma 2 della legge 15 marzo 1997, n. 59"). Ora la disdetta è un atto che produce i suoi effetti solo quando arriva a destinazione (come si dice, è un atto recettizio) e normalmente si intende arrivata a destinazione ai sensi dell'articolo 1335 c.c. quando giunge all'indirizzo del destinatario, il che di regola si realizza quando il postino si presenta alla residenza o altro recapito del destinatario, sia questo o meno presente e quindi anche a prescindere dalla effettiva consegna del plico.
      Il problema dell'uso della posta elettronica, in luogo del la posta ordinaria, determinato dal fatto che con questo tipo di comunicazione non si verifica alcuna trasmissione fisica della lettera, ma semplicemente di impulsi elettronici che dal mittente giungono presso il provider del quale il destinatario è cliente, e che lì si fermano fino al momento in cui il destinatario scarica, come si suol dire la posta a lui diretta e cioè compie quelle operazioni necessarie per trasferire via cavo la corrispondenza presso il suo computer, e lì stampandola la converte in atto scritto a lui diretto.
      Tutto questo in pratica non richiede alcun tempo, in quanto dall'invio dell'e-mail da parte del mittente alla sua stampa da parte del destinatario e quindi la sua conversione in lettera scritta, può passare meno di minuto; ma ciò che si richiede per raggiungere questo risultato è l'attività collaborativa del destinatario, quale non ha alcuna informazione della presenza di posta nella sua mail box elettronica, la quale entra ne sua disponibilità nel senso inteso dall'articolo 1335 e solo a seguito del compimento di tutte queste operazioni. Quindi o il contratto di locazione ha espressamente previsto la possibilità di uso della posta elettronica posta elettronica per le comunicazioni tra le parti come è certo consigliabile di fare, precisando anche espressamente che le comunicazioni si hanno per ricevute nel momento stesso in cui sono inviate perché da tale momento sono ricevibili, oppure il mittente e in questo caso il lettore, deve dimostrare che l'operazione di scarico e quindi di ricevimento della posta è avvenuta entro il termine stabilito per la disdetta: e non credo che questa dimostrazione sia tecnicamente possibile da parte del mittente. Quindi tutto quel che posso consigliare al lettore, giustamente preoccupato delle conseguenze che egli potrà subire da parte deproprio cliente, è quello di cercare di ottenere notizie sull'effettivo ricevimento della comunicazione elettronica da parte del destinatario nel termine della disdetta diversamente e disponendo della sola data dell'invio, la disdetta a mio parere è da considerare tardiva.
  2. Quanto vale la garanzia dei beni acquistati in rete?
    La normativa vale anche per gli acquisti su Internet e, se l'azienda non italiana, in caso di contenzioso ora possibile rivolgersi a giudici italiani.
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