a cura dell'Avvocato Antonio Carrera

  1. Cosa si intende per veicolo
    Il Codice Civile non fornisce l'indicazione di cosa debba intendersi per veicolo.
    Tuttavia facendo riferimento al Codice della Strada (D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360), si deve intendere con tale locuzione qualunque macchina, di qualsiasi specie, che circoli sulle strade con guida da parte dell'uomo.
    Sono esclusi, secondo l'attuale orientamento giurisprudenziale unitamente ai veicoli con guida di rotaie, vale a dire tram, treni e assimilati, altresì i mezzi ad uso ludico e quelli ad uso di invalidi, purché come recita il nuovo codice della strada, non superino le caratteristiche e le dimensioni di massa e velocità determinate dall'art. 196 del regolamento di cui al D.P.R. n. 495/1992.
    Quindi per veicolo si intende qualsiasi mezzo condotto dall'uomo ivi inclusi quelli con tiro da parte di animali, i mezzi militari, i mezzi agricoli e di lavoro, le biciclette, i filobus, cioè i mezzi con la trazione elettrica, ma senza guida di rotaie, i rimorchi dei camion e simili.
    In tale ultimo caso la Cassazione con decisione n. 9574 del 1° ottobre 1997 ha ritenuto che l'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore riguardi tutti gli autoveicoli compresi gli autotreni ed è funzionale alla copertura dei rischi attuali e anche solo potenziali connessi alla loro circolazione.
    Pertanto, anche se la polizza è stipulata per il solo autoveicolo o per la sola motrice, deve ritenersi estesa al complesso unitario circolante, comprendente anche il carrello o rimorchio agganciati. Di contro per i carrelli e rimorchi non agganciati e cioè fermi su strade di uso pubblico ed aree equiparate, ovvero manovrati a mano, la ricordata assicurazione obbligatoria è destinata a coprire soltanto il cosiddetto rischio statico ai sensi dell'art. 1 della legge n. 990/1969.
  2. Cosa si intende per circolazione e pubbliche vie
    È necessario soffermarci sul significato che la giurisprudenza attribuisce al concetto di "circolazione" e ancora di "pubblica via", e ciò anche ai fini del l'applicabilità della presunzione di cui all'art. 2054 c.c.
    La Cassazione sul primo punto, per esempio con sent. n. 11467 del 28 novembre 1990 ha chiarito che, nell'ampio concetto di circolazione stradale indicato dall'art. 2054 c.c., come possibile fonte di responsabilità, debba essere ricompresa anche la posizione di arresto del veicolo su area pubblica.
    Infatti anche in occasione di fermate o soste, sussiste la possibilità di incontro o comunque di interferenza con la circolazione di altri veicoli o di persone ed anche in tale contingenza non può il conducente ritenersi esonerato dall'obbligo di assicurare l'incolumità dei terzi.
    Dunque la presunzione di cui all'art. 2054 c.c., circa l'obbligo risarcitorio nei confronti dei terzi, opera anche se il veicolo rivesta la posizione statica ed anche se i mezzi siano stati abbandonati dal proprietario.
    In senso analogo, anche più recentemente, la Cassazione, sent. n. 10110 del 15 ottobre 1997, ha ritenuto che una corretta lettura della norma, di cui all'art. 2054 c.c., conduce a ritenere del tutto indifferente, affinché lo si possa considerare in circolazione, che un veicolo sia in marcia ovvero in sosta, in luoghi ove si svolga il traffico veicolare, dovendosi qualificare come scontro, qualsiasi urto tra due o più veicoli in marcia ovvero tra uno in moto e uno fermo.
    In senso conforme ricordiamo Cass. n. 6445/1987, n. 2660/1980, n. 4568/1976, ecc.
    Perché tuttavia possa invocarsi la presunzione di corresponsabilità, deve accertarsi l'esistenza di un rapporto di dipendenza tra la messa in circolazione del veicolo e il danno provocato.
    Così non è stata considerata applicabile la presunzione in tutti quei casi in cui il veicolo venga utilizzato, per esempio, per forzare l'impianto blindato di una banca o in tutti quegli altri casi in cui il fatto non sia riconducibile alla circolazione stradale in senso stretto. La Corte di Cassazione con sent. n. 5146 del 9 giugno 1997 ha precisato, in occasione di un incendio di un distributore di benzina durante il riempimento dei serbatoi, che le operazioni di carico e scarico di carburante, effettuate dall'automezzo nell'area dell'impianto di distribuzione di carburante, costituiscano attività non riconducibile alla circolazione stradale in senso stretto.
    Pertanto in ipotesi di danni provocati dall'automezzo nel corso e a causa di tali operazioni durante le quali nella specie si era sviluppato un incendio all'impianto, non operano le norme di cui all'art. 2054 c.c., e alla L. 24 dicembre 1969, n. 990 sull'assicurazione obbligatoria.
    Per ciò che riguarda le aree sottoposte a circolazione, la giurisprudenza è orientata ormai costantemente nel ritenere che la presunzione di responsabilità, di cui all'art. 2054 c.c., operi soltanto su strade pubbliche o aperte al pubblico passaggio.
    Dunque deve trattarsi di una zona nella quale sia possibile la circolazione di pedoni o di veicoli, anche se in senso limitato.
    Di contro devono essere escluse tutte le aree private, come quelle condominiali, o non aperte normalmente al pubblico passaggio.
  3. Come comportarsi quando avviene uno scontro tra un veicolo ed un animale
    In questo caso si rientra nelle ipotesi di responsabilità oggettiva.
    Infatti l'art. 2052 c.c., stabilisce che, il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è comunque responsabile dei danni cagionati dall'animale stesso, sia che fosse sotto la sua custodia sia che fosse smarrito o fuggito, salva la dimostrazione del caso fortuito.
    Dunque in ipotesi di scontro tra veicolo ed animale operano simultaneamente due presunzioni di responsabilità oggettiva.
    L'una quella prevista dall'art. 2052 c.c., e l'altra quella prevista dall'art. 2054 c.c.
    La questione è stata affrontata più volte dalla Cassazione la quale già con sent. n. 2717 del 19 aprile 1983, aveva precisato che, in tema di responsabilità aquiliana, nel caso di danni prodotti dall'urto tra un autoveicolo e un animale, la presunzione di colpa a carico del proprietario dell'animale di cui all'art. 2052 c.c., ben possa concorrere con quella a carico del conducente del veicolo di cui al successivo art. 2054 c.c., sicché la sussistenza e la misura della responsabilità del detto conducente e del proprietario dell'animale devono essere determinate in base alle modalità del fatto concreto. In senso analogo anche più recentemente Cass. n. 5783 del 27 giugno 1997 che così statuisce:
    "Nell'ipotesi di scontro tra un veicolo e un animale il concorso fra le presunzioni di responsabilità stabilite a carico del conducente del veicolo e del proprietario dell'animale, rispettivamente dagli artt. 2054 e 2052 c.c., comporta la pari efficacia di entrambe tali presunzioni e la conseguente necessità di valutare caso per caso e senza alcuna reciproca elisione, il loro superamento da parte di chi ne risulta gravato.
    Pertanto quando non sia possibile accertare l'effettiva dinamica del sinistro e perciò la sussistenza e la misura delle rispettiva colpe, se solo uno dei soggetti interessati superi la presunzione posta a suo carico, la responsabilità graverà sull'altro soggetto, mentre in ipotesi di superamento da parte di tutti, ciascuno andrà esente da responsabilità; di contro la stessa responsabilità graverà su entrambi, se nessuno raggiunga la prova liberatoria. Conseguentemente il mancato superamento della presunzione da parte del conducente del veicolo, non implica esonero da responsabilità del proprietario dell'animale, se questi non abbia vinto la presunzione a suo carico dando nella specie la prova del caso fortuito".
  4. Cosa è il fondo di garanzia per le vittime della strada
    L'art. 19 della L. 24 dicembre 1969, n. 990, così statuisce:
    "È costituito presso la CONSAP - Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici Spa - un Fondo di garanzia per le vittime della strada, per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli o dei natanti per i quali a norma della presente legge vi è obbligo di assicurazione nei casi in cui:
    1. il sinistro sia stato cagionato da veicolo o natante non identificato;
    2. il veicolo o natante non risulti coperto da assicurazione;
    3. il veicolo o natante risulti assicurato presso un'impresa operante nel territorio della Repubblica a regime di stabilimento o di libertà di prestazione di servizi e che al momento del sinistro si trovi in stato di liquidazione coatta o vi venga posta successivamente.
    Nell'ipotesi di cui alla lett. a), il risarcimento è dovuto solo per i danni alla persona.
    Nell'ipotesi di cui alla lett. b), il risarcimento è dovuto per i danni alla persona nonché per i danni alle cose il cui ammontare sia superiore al controvalore in lire di 500 unità di conto europeo di cui all'art. 3 della L. 22 ottobre 1986, a. 742 e per la parte eccedente tale ammontare.
    Nell'ipotesi di cui alla lett. c), il risarcimento è dovuto per i danni alla persona nonché per i danni alle cose.
    La liquidazione dei danni è effettuata dall'impresa designata a norma del successivo art. 20 per il territorio in cui il sinistro è avvenuto.
    L'eventuale azione per il risarcimento del danno deve essere esercitata nei confronti della stessa impresa.
    La CONSAP - Concessionaria dei Servizi Assicurativi Pubblici S.p.A - Gestione autonoma del fondo di garanzia per le vittime della strada, può intervenire nel processo anche in grado di appello".
  5. Cosa si intende per danno estetico e se è risarcibile
    Il danno estetico precedentemente risarcito in maniera autonoma ora è totalmente ricompreso, nel danno biologico.
    Come è facile ricomprendere, si intende con il termine di danno estetico l'esistenza di una lesione che pregiudichi l'aspetto dell'individuo o comunque la sua gradevolezza nei confronti dei terzi.
    Il danno estetico può essere valutato in rapporto all'età e al sesso del soggetto colpito, in ordine alla localizzazione delle ferite, in rapporto all'incidenza sull'attività lavorativa, ecc.
    E' evidente che una sgradevole cicatrice sul volto di una donna ne pregiudicherà la vita di relazione e naturalmente bisognerà tener conto dell'attività precedentemente svolta dal soggetto leso.
    A parte casi limiti di attività artistiche, in cui il pregiudizio è evidente comunque, anche sotto il profilo lavorativo, va tenuto conto che l'infortunato, in presenza di particolari cicatrici aberranti, subirà un notevole danno anche sotto il profilo dei rapporti con i terzi e della vita di relazione.
    Attualmente come si è detto l'orientamento preminente della giurisprudenza è quello di riportare il danno estetico all'interno del danno biologico e quindi nel computano in un'unica voce percentuale.
  6. In caso di tamponamento di un'auto che ha il valore commerciale di 3.000 euro ed il danno è stato valutato in circa 10.000 euro, quanto liquiderà l'assicurazione?
    In via di principio, il danneggiato che non ha colpe ha diritto a ottenere l'integrale risarcimento dei danni subiti. Nel caso indicato, il problema nasce dal costo globale delle riparazioni superiore al valore economico del veicolo danneggiato, costo che fa considerare le riparazioni "antieconomiche". Questo problema è stato risolto dalla giurisprudenza con decisioni contrastanti. Un certo orientamento anche della Corte di cassazione (fondamentale la sentenza 17 febbraio 1979, numero 1066) e di alcune magistrature di merito, ha riconosciuto al danneggiato incolpevole il diritto a ottenere il risarcimento nella misura corrispondente all'intero costo sostenuto per le riparazioni, anche se questo costo dovesse essere superiore al valore di mercato del veicolo prima dell'incidente. La tesi si basa sul principio secondo il quale il responsabile dell'incidente (e per esso, il suo assicuratore) ha l'obbligo di reintegrare totalmente il patrimonio del danneggiato, eliminando tutte le conseguenze negative che sono derivate dall'incidente. Queste conseguenze negative sono rappresentate, secondo questo orientamento, non solo dal valore commerciale del bene danneggiato ma anche dal complesso delle utilità prodotte da quel bene (cosiddetto criterio soggettivo di determinazione del danno). Pertanto, la corresponsione di una somma pari al valore commerciale del veicolo rappresenta un giusto risarcimento solo se con questa somma e con l'ordinaria diligenza il danneggiato può reperire sul mercato dell'usato un veicolo di pari valore commerciale rispetto a quello danneggiato e in grado di produrre per il proprietario le stesse utilità. Se questo non può essere dimostrato, il danneggiato, secondo questo orientamento, ha diritto al risarcimento nella misura corrispondente alla spesa sostenuta per le riparazioni. Vi è un limite: se il veicolo danneggiato è stato riparato con una spesa notevolmente superiore al suo valore, è innegabile che gli interventi meccanici e di carrozzeria effettuati per le riparazioni, con utilizzo massiccio di nuovi pezzi di ricambio, hanno avuto come conseguenza un aumento dei valore dei veicolo. Di questa inevitabile rivalutazione si dovrà necessariamente tener conto nella determinazione del danno risarcibile, secondo equità. In questo senso, la sentenza della Cassazione civile numero 8062 del 14 giugno 2001: «il risarcimento del danno ad un veicolo coinvolto in un incidente stradale deve essere sempre proporzionalmente ridotto in tutti i casi in cui il costo della sua riparazione abbia comportato una rivalutazione del veicolo stesso ovvero una sua maggiore funzionalità, non potendosi risolvere il risarcimento in un'occasione di arricchimento del patrimonio del danneggiato». Occorre sottolineare, che alcune sentenze di merito, adottando un criterio oggettivo di determinazione del danno basato sul valore venale del bene danneggiato, hanno ritenuto che «nell'ipotesi di veicolo danneggiato in un incidente stradale, qualora la riparazione risulti eccessivamente onerosa, il risarcimento del danno non può essere superiore al valore di mercato che il veicolo stesso aveva al momento del sinistro, al netto del valore della carcassa».
  7. Per superamento dei limiti di velocità mi sono stati tolti dei punti dalla patente cosa fare?
    Il recupero di perdita di punteggio avviene come segue: a) nell'ipotesi in cui il punteggio non sia esaurito, la frequenza ai corsi di aggiornamento, organizzati dalle autoscuole o da soggetti pubblici ,o privati, autorizzati dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, consente di riacquistare 6 punti, elevati a 9 per i titolari di patenti professionali che frequentino specifici corsi di aggiornamento (articolo 126-bis, comma 4 dei Codice della strada); b) in caso di perdita parziale di punteggio, la successiva mancanza, per un periodo di due anni consecutivi, a decorrere dall'ultima infrazione di violazioni di una norma di comportamento da cui derivi la decurtazione di punteggio, determina l'attribuzione del punteggio iniziale di 20 punti (articolo 126-bis, comma 5); c) alla perdita totale del punteggio il titolare della patente di guida si deve sottoporre all'esame di idoneità tecnica di cui all'articolo 128 dello stesso Codice.
  8. Cosa avviene se è stato contestato un eccesso di velocità al titolare di una patente estera?
    Se la violazione non può essere immediatamente contestata, il verbale deve essere notificato all'effettivo trasgressore o quando questi non sia stato identificato a uno dei soggetti obbligati in solido, entro il termine di centocinquanta giorni dalla data in cui risultino dai pubblici registri o nell'archivio nazionale dei veicoli, l'intestazione del veicolo e le altre indicazioni identificative degli interessati o, comunque, dalla data in cui la pubblica amministrazione sia posta in grado di provvedere alla loro identificazione. L'obbligo di pagare la sanzioni pecuniaria si estingue nei confronti del soggetto a cui la notificazione non sia stata effettuata nel termine prescritto (articolo 201, comma 5). Se il termine sopra indicato non è stato rispettato questo vizio determina la nullità del verbale che deve essere fatta valere dall'interessato, mediante ricorso al prefetto o al giudice di pace. Secondo le disposizioni dell'articolo 6 ter della legge 214/2003, la decurtazione del punteggio per le violazioni commesse in Italia, avviene anche nei confronti dei conducenti muniti di patente di guida rilasciata da uno Stato estero nel quale non vige il sistema della patente a punti, con relativa registrazione in una speciale sezione dell'anagrafe. All'esaurimento del punteggio disponibile, però, non si applica la revisione della patente.
  9. Cosa fare nell'ipotesi di distruzione totale dell'autovettura a causa di un incendio non doloso?
    In linea generale “sono considerati in circolazione anche i veicoli in sosta su strade di uso pubblico a questi equiparate”.
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