a cura dell'Avvocato Antonio Carrera

  1. Sussiste il diritto di essere risarciti per il fatto che un prossimo congiunto abbia riportato gravi lesioni a causa di un sinistro stradale?
    Ai prossimi congiunti è riconoscono il diritto al danno biologico c.d. "riflesso". Con la sentenza n. 1223 del 7 febbraio 2000, il tribunale di Milano ha disposto la liquidazione in favore del figlio e della moglie di un macroleso in considerazione della gravità e peculiarità delle lesioni riportate, rispettivamente, dal padre e dalla moglie in seguito a un incidente stradale, postumi che - come si legge nella sentenza - "non possono non aver avuto un pesante riflesso sulla vita dell'intera famiglia, turbandone la serenità e causando patimenti direttamente connessi al fatto illecito".
  2. Cosa si intende per "danni riflessi" e quali tipologie di danni ricomprende?
    Consiste, nella lesione di diritti, conseguenti al fatto illecito altrui, di cui siano portatori soggetti diversi dall'originario danneggiato, ma in significativi rapporti con lui, e abbraccia il danno biologico, il danno patrimoniale ed il danno morale.
  3. Esiste una legge che dà la definizione di danno biologico?
    L'unico riferimento legislativo è costituito dall'articolo 13, primo comma, del Dlgs 38/2000, (Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), il quale, relativamente al danno biologico usa i termini seguenti: "(Danno biologico) In attesa della definizione di carattere generale di danno biologico e dei criteri per la determinazione del relativo risarcimento, il presente articolo definisce, in via sperimentale, ai fini della tutela dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali il danno biologico come la lesione all'integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico-legale, della persona. Le prestazioni per il ristoro del danno biologico sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato".
  4. Nell'ipotesi dell'investimento di un pedone è ritenuto sempre responsabile il conducente (ed il proprietario) del veicolo?
    Grava la presunzione di responsabilità a carico del conducente del veicolo (e del proprietario), allorché venga provocato un danno ad un pedone, quasi sempre comportante lesioni personali.
    Sussiste, infatti, il preciso dovere per il conducente di un autoveicolo di interessarsi della presenza di pedoni lungo la strada e sul latistante marciapiede, di conformare la propria condotta di guida al comportamento dei medesimi e di adottare la velocità consentita dalle condizioni di luogo e di traffico, mantenendo dai pedoni o dai marciapiedi un'opportuna distanza di sicurezza. Tuttavia, il fatto che il conducente del veicolo non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione di colpa posta a suo carico dall'art. 2054, 1° comma c.c., non esclude l'indagine mirante all'accertamento della sussistenza dell'eventuale concorso di colpa del pedone danneggiato.
  5. Quando risulta esclusa la responsabilità del conducente del veicolo per i danni riportati da un pedone?
    La prova liberatoria dalla presunzione di colpa a carico del conducente non deve essere necessariamente data in modo diretto dimostrando egli di aver tenuto un comportamento esente da colpa e pienamente conforme alle norme del Codice della Strada, ma può risultare anche dall'accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo del danno che il conducente non ha potuto evitare neanche con l'adozione di manovre di emergenza . Così, la responsabilità del conducente è esclusa, allorché risulti provato che non vi era da parte di quest'ultimo alcuna possibilità di prevenire l'evento, per esempio quando il pedone tenga una condotta imprevedibile ed anormale, tale che l'automobilista si trovi nell'oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti. Ciò si verifica quando il pedone appare all'improvviso sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza, ovvero allorché il pedone abbia compiuto un movimento inatteso, repentino e brusco, così da non consentire al conducente del veicolo, data la imprevedibilità e la anormalità del comportamento, di porre in atto la manovra che avrebbe dovuto impedire l'investimento.
  6. Nel caso di danni riportati dai terzi trasportati, a chi spetta risarcirli?
    Obbligatoriamente l'assicurazione dovrà comprendere anche la garanzia per coloro che vengono trasportati. Tuttavia tale garanzia non modifica la normativa generale in tema di responsabilità. Di conseguenza, qualora la responsabilità del sinistro sia imputabile ad un altro veicolo il soggetto trasportato rimasto ferito non dovrà rivolgersi all'assicuratore del veicolo sul quale egli era trasportato, ma a quello del reale responsabile.
  7. Quale valenza possiede il modulo CID quando rechi la sottoscrizione di entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro?
    Allorché il modulo di constatazione di sinistro sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti, si presume, salvo prova contraria da parte dell'assicuratore, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze descritte nel modulo stesso. Tuttavia, le affermazioni, anche congiunte, contenute nel modulo CID non sono vincolanti per il giudice il quale può anche non tenere in alcun conto tali dichiarazioni sulla base del proprio libero convincimento.
  8. La denuncia di un sinistro deve necessariamente essere contenuta nel modulo CID?
    Non ne derivano particolari conseguenze a carico del denunciante, non essendo prevista alcuna sanzione dalla legge n. 39/1977, che fa riferimento, appunto, all'utilizzazione del predetto modulo per denunciare l'avvenuto sinistro.
  9. Quali sono le ipotesi in cui può farsi ricorso alla constatazione amichevole di incidente?
    Le fattispecie di sinistri con soli danni a cose, e quelli nei quali, pur sussistendo lesioni personali, non sia emerso alcun danno fisico permanente e l'inabilità temporanea non superi i 40 gg. decorrenti dal sinistro. Tale procedura assicura una più rapida definizione del sinistro, infatti, l'assicuratore entro 60 gg. dalla ricezione della richiesta di risarcimento, ovvero entro 30 gg, qualora il CID sia sottoscritto da entrambi i conducenti, è tenuto a comunicare al danneggiato la misura della somma offerta per il risarcimento, ovvero i motivi per cui l'offerta non viene effettuata.
  10. Cosa accade quando il veicolo responsabile del sinistro è scoperto di polizza o risulta assicurato con una Compagnia di assicurazione in liquidazione coatta?
    In entrambi i casi il risarcimento è dovuto sia per i danni alla persona, sia per i danni alle cose. E' tenuto al risarcimento il Fondo di Garanzia per le vittime della strada (istituito presso la Consap), ma la liquidazione dei danni è effettuata dall'impresa designata per il territorio in cui è avvenuto il sinistro. L'impresa designata che risarcisca il danno a nome e per conto del Fondo di garanzia, anche se transattivamente, ha diritto di regresso nei confronti del responsabile del sinistro, nell'ipotesi in cui il veicolo sia scoperto da assicurazione, mentre nell'ipotesi di impresa posta in liquidazione coatta, l'impresa &egragve; surrogata per l'importo pagato nei diritti sia dell'assicurato che del danneggiato, verso l'impresa posta in liquidazione coatta, con gli stessi privilegi stabiliti dalla legge a favore dei medesimi. L'obbligazione del Fondo di garanzia, ricomprende tutte le garanzie per le quali l'assicurazione è imposta dalla legge.
  11. Quali sono le componenti risarcibili del danno fisico?
    Incapacità temporanea, invalidità permanente incidente sul danno biologico, danno estetico, danno alla vita di relazione, danno alla sfera sessuale, danno morale, invalidità permanente incidente sulla capacità lavorativa specifica, danno emergente (spese di cura).
  12. Cos'è l'incapacità temporanea?
    Essa accompagna qualsiasi ipotesi di lesione e consiste nel tempo necessario affinché sia ripristinata l'efficienza psicofisica ed è ravvisabile nei giorni concessi dall'ospedale o dal medico curante, fino alla guarigione, cioè fino al tempo in cui il danneggiato riacquisisce la propria ordinaria capacità biologica. L'I.T. è stata assorbita nel danno biologico tanto da costituire uno dei criteri nel calcolo del danno biologico medesimo. Il calcolo dell'incapacità temporanea si effettua sulla base dei giorni di malattia, di convalescenza, così come risultano dalle certificazioni mediche. L'incapacità potrà essere totale o parziale a seconda che il soggetto leso è impossibilitato del tutto a svolgere le proprie occupazioni ordinarie oppure soltanto in parte.
  13. Cos'è l'invalidità permanente?
    L'invalidità permanente risulta integrata nel danno biologico o danno alla salute e ne costituisce parte integrante. L'I.P. esprime la percentuale di incidenza sull'integrità psicofisica e configura il parametro di calcolo del risarcimento del nuovo danno biologico e, ove sussista, rappresenta anche una lesione alla capacità lavorativa e cioè l'effettiva riduzione della capacità di guadagno.
  14. A cosa si riferisce il danno estetico?
    Anche il danno estetico costituente precedentemente un voce autonoma autonoma ora è totalmente ricompreso, nel danno biologico. Indica l'esistenza di una lesione che pregiudichi l'aspetto dell'individuo o comunque la sua gradevolezza nei confronti degli altri. Il danno estetico va valutato in rapporto all'età e al sesso del soggetto colpito, in ordine alla localizzazione delle ferite, in rapporto all'incidenza sull'attività lavorativa, ecc.
  15. Cosa si intende per danno alla vita di relazione?
    Con tale espressione si indica il pregiudizio che un soggetto, a seguito del danno fisico, subisce nelle manifestazioni sociali, nell'attività del tempo libero, e in ogni altro rapporto con i terzi e con il mondo esterno; anche il danno di relazione è stato inserito nel più ampio danno biologico.
  16. E per danno alla sfera sessuale?
    Comporta compromissione dell'attività sessuale in presenza di lesioni che non permettano la possibilità di avere rapporti o comunque rapporti soddisfacenti, rientra attualmente nel danno biologico. Il danno alla sfera sessuale può ovviamente essere inteso non solo con riferimento ai rapporti sessuali, ma anche come perdita della capacità di generare o comunque come estrema difficoltà sotto questo profilo. Può riguardare non soltanto il soggetto leso, ma anche il partner.
  17. Quando ricorre l'invalidità permanente incidente sulla capacità lavorativa specifica?
    La maggior parte delle voci del danno alla persona sono confluite nel danno biologico e sotto tale profilo vengono risarcite. Sussiste tuttavia un'altra componente del danno, vale a dire il pregiudizio derivante dall'effettiva perdita di guadagno subito dal soggetto leso. Ci si vuole riferire a quelle ipotesi in cui il lavoratore, a seguito dell'evento-lesione, non soltanto subisca un danno alla propria sfera psicofisica e cioè il danno biologico, bensì riporti un danno ulteriore, derivante proprio dalla perdita di guadagno. Perchè tale danno sia risarcito è necessario che il soggetto a seguito di un sinistro abbia subito lesioni personali con postumi che abbiano ridotto la capacità lavorativa specifica con conseguente ridotta capacità di guadagno.
  18. Cos'è il danno morale?
    Tale parametro di risarcimento del danno ha conservato una sua autonomia rispetto al danno biologico. Il danno morale o non patrimoniale è dovuto soltanto allorché l'evento costituisca anche illecito penale. Il danno morale è rappresentato dal pregiudizio psicologico delle affezioni, delle sofferenze, delle inquietudini che il soggetto leso ha subito a causa dell'evento.
  19. Quando sono dovute le spese di cura?
    Il risarcimento per gli oneri di cura sostenuti e sostenendi dal soggetto leso è sempre dovuto ed è configurato secondo la normativa del Codice Civile come danno emergente.
  20. Come può essere definito il danno biologico?
    Il danno biologico rappresenta la violazione del diritto allo star bene di ciascun individuo e di attendere alle normali occupazioni di vita, sicché riguarda tutte quelle menomazioni della persona che ne impediscono il libero sviluppo come singolo o nelle formazioni sociali, in cui necessariamente o volontariamente si svolge la sua personalità. Con il termine di danno biologico si indicano anche le menomazioni correlate al danno estetico, alla vita di relazione, e alla sfera sessuale.
  21. A chi spetta il risarcimento del danno biologico?
    A differenza del danno permanente incidente sulla capacità lavorativa specifica e del danno morale, spetta indistintamente a tutti i soggetti che abbiano riportato lesioni e quindi in tutti i casi di danni alla persona.
  22. Hanno le casalinghe diritto al risarcimento del danno da incapacità lavorativa specifica conseguente a sinistro stradale, pur non essendo esse soggetti che percepiscono un reddito?
    Per quanto riguarda la casalinga, non può escludersi una attività lavorativa, soprattutto nell'ambito dell'attuale sistema sociale. Infatti pur non producendo questa un reddito esteriore, tuttavia non vi è dubbio che il suo lavoro debba essere quantificato in termini economici, quantomeno corrispondendo a quello di una collaboratrice domestica. D'altra parte è di tutta evidenza come, soprattutto nel caso di una grave lesione a carattere permanente, la capacità di lavoro della casalinga venga irrimediabilmente compromessa.
  23. .. e i minori ed i giovani non ancora in età lavorativa?
    La questione è ovviamente vincolata al fatto della non conoscibilità dell'attività cui si sarebbe dedicato in futuro il soggetto interessato dal pregiudizio fisico. Secondo alcuni il minore ha diritto al risarcimento derivante dall'incapacità lavorativa in misura assolutamente identica al soggetto già in età lavorativa, secondo altri non è possibile liquidare alcunché al minore a fronte di una eventuale incapacità lavorativa, in quanto il pregiudizio alle capacità di lavoro deve essere riferito sempre ad una attività specifica, il che, ovviamente, non è possibile in un bambino.
  24. Il nascituro ha diritto al danno biologico nell'ipotesi di morte del genitore, derivante da sinistro stradale?
    La capacità a succedere, ai sensi dell'art. 462 c.c. si acquisisce con il concepimento, Quindi, come si vede, nulla quaestio, in caso di morte del genitore per quanto riguarda il diritto al danno biologico a favore del nascituro. Inoltre, varie sentenze hanno riconosciuto, al nascituro, per la morte del genitore, anche il danno morale e il danno patrimoniale, essendo questi, privato della fonte di reddito garantitagli per legge quando verrà alla luce.
  25. La morte del nascituro (a seguito della morte della madre a causa di un sinistro stradale) fa scaturire il diritto al risarcimento per gli eredi?
    Per quanto riguarda il danno biologico la risposta dovrebbe essere negativa, nel senso che, appunto, la capacità giuridica si acquisisce soltanto con la nascita. Quindi, ove non possa essere riconoscibile un danno biologico in capo al nascituro, non sarebbe neanche trasmissibile jure hereditatis tale diritto agli eredi legittimi. Se deve escludersi, in tale caso, il risarcimento del danno patrimoniale (ma non tutti, concordano), in quanto, evidentemente, il nascituro alcun patrimonio avrebbe potuto portare alla famiglia, non altrettanto, tuttavia, può dirsi per il danno morale ed il danno biologico. Per quanto riguarda il danno morale, sembra esserci concordia in giurisprudenza, in quanto, senza dubbio la morte del nascituro provoca gravi sofferenze psichiche nel genitore. Deve propendersi, invece, per la soluzione negativa, per quanto riguarda la risarcibilità del danno biologico sofferto dal nascituro morto in quanto il presupposto di tale risarcibilità, è subordinato alla nascita, in quanto, in mancanza dell'evento predetto, il danno non sarà né suscettibile di valutazione economica monetizzabile in concreto, né tantomeno trasmissibile per successione.
  26. Sussiste il diritto del convivente more uxorio ad essere risarcito del danno biologico?
    No, perchè il danno biologico riferito al de cuius dovrà essere elargito soltanto agli eredi legittimi, secondo il diritto vigente. Ciò, si noti, non esclude naturalmente il diritto del convivente more uxorio, al danno patrimoniale o al danno morale, ma, senza dubbio, gli preclude di partecipare alla suddivisione del danno biologico, non essendo tecnicamente, il convivente more uxorio, un erede.
continua ...