Infortunistica stradale
a cura dell'Avv. Antonio Carrera

RICONOSCIUTO IL DIRITTO
AL DANNO BIOLOGICO "RIFLESSO"

Il commento

La sentenza 1223/2000 del Tribunale civile di Milano ha affrontato la problematica della liquidazione del danno alla persona in ipotesi di gravissime lesioni subite a seguito di un incidente stradale. Il giudice, non solo ha correttamente - sulla base della consulenza tecnica d'ufficio che evidenziava gravi pregiudizi dell'integrità psico-fisica del danneggiato - riconosciuto il danno biologico, il danno morale nonché il danno patrimoniale da lucro cessante al danneggiato, ma ha altresì ammesso l'esistenza e, quindi, la risarcibilità del danno biologico e del danno morale a favore dei congiunti (figlio e moglie) del soggetto che ha subito le gravi lesioni personali. Dall'esame della più recente giurisprudenza di legittimità si evince che il giudicante nella sentenza in esame non ha affermato alcun principio rivoluzionario recependo un indirizzo già affermatosi in giurisprudenza. Sulla risarcibilità del danno morale a favore dei familiari nel caso in cui la vittima subisca lesioni non mortali e sopravviva con menomazioni di rilevante entità. In proposito vi è stato un profondo contrasto tra giurisprudenza di merito e quella di legittimità. La prima, infatti, in parecchie circostanze aveva riconosciuto tale voce risarcitoria, sottolineando co me il dolore dei familiari fosse, anche in tali ipotesi, conseguenza immediata e diretta del fatto illecito e, come, diversamente dal caso di morte, non si attenuasse con il trascorrere del tempo ma persistesse, e talvolta addirittura accrescesse con il passare dei giorni, a causa del contatto quotidiano e continuo con le menomazioni e le sofferenze della vittima. La Suprema corte, al contrario, ha dapprima sempre negato la risarcibilità del danno morale in tali ipotesi sostenendo che il danno dei familiari non sarebbe conseguenza immediata e diretta del fatto illecito poi, mutando radicalmente posizione, ha stabilito che anche i congiunti di "una persona che abbia subito gravi lesioni alla persona in conseguenza dell'altrui illecito hanno diritto al risarcimento del danno morale" (Sent.23.04.1998 n.4186). Come sottolineato nella sentenza in esame non in tutte le ipotesi è ammissibile il risarcimento dei danni riflessi ma solo laddove "si accerti in concreto che questi siano in rapporto di regolarità causale con il fatto illecito". Parimenti, la sentenza in esame ha fatto proprio il principio della risarcibilità del danno biologico "riflesso", già affermato nella sentenza 4186/98 della Cassazione, sulla base della considerazione che esso danno sia eziologicamente collegato al fatto illecito di cui è stato vittima il congiunto. Nel caso di specie, il giudice all'esito dell'esame dell'indagine psicologica condotta dal consulente tecnico d'ufficio (che ha riconosciuto al figlio del leso "limiti intellettivi non attribuibili a deficit organico, ma alla conseguenza di un'evoluzione disarmonica della sua vita emozionale" e che ha affermato che "tale trauma psichico va messo in relazione alle condizioni del padre dopo l'incidente") ha riconosciuto anche la sussistenza del danno biologico (che il danno psichico rientri nell'ambito del danno biologico è pacifico) e, quindi, la sua risarcibilità in favore del figlio di un macroleso. Concludendo, devono ritenersi affermate nella sentenza in commento due principi, il primo è relativo alla configurabilità - ribadita- e , quindi, risarcibilità del danni "riflessi" (lesione di diritti, conseguenti al fatto illecito altrui, di cui siano portatori soggetti diversi dall'originario danneggiato, ma in significativi rapporti con lui, così: Cass.60/91), l'altro alla necessità che l'esistenza di tali danni sia "accertata in modo rigoroso dal giudice di merito, evitando il ricorso al fatto notorio" (Cassa. 4186/98).

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